investigatore privat vicenza

Categorie Notizie

privacy

Un istituto investigativo deve, per sua natura, tenere in grande considerazione le norme che regolano la Privacy e il trattamento dei dati personali. La vecchia normativa risale al 1995 ed è ormai resa obsoleta dall’avvento di Internet e dai conseguenti sviluppi tecnologici. Ora è in arrivo una ventata di cambiamento con una nuova regolamentazione europea che standardizzerà i processi di trattamento dei dati personali per tutti i cittadini comunitari.

Il 25 maggio 2016 l’Unione Europea ha varato il nuovo Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali.  Le nuove direttive sono entrate in vigore il 25 maggio 2016 ed entro il 2018 tutti i Paesi europei dovranno conformarvisi. Il nuovo regolamento sarà direttamente esecutivo, senza la necessità di varare leggi di recepimento nazionale. La normativa si applica a tutti coloro che trattano dati riguardanti cittadini europei, indipendentemente dal fatto che chi tratta i dati abbia sede in Europa o fuori dal territorio europeo. Vediamo ora di sintetizzare, in 10 punti, quali saranno i principali cambiamenti con l’introduzione della nuova norma: || Read more

Categorie Case History

DJ

Stefano, dipendente di una nota compagnia di assicurazioni, si assenta dal lavoro per un lungo periodo esibendo un certificato per malattia. Al responsabile HR dell’azienda, però, giungono voci sul fatto che il dipendente in questione goda invece di ottima salute e sfrutti l’assenza per malattia svolgendo attività lavorativa di altra natura. Per questo i vertici aziendali contattano Toro Investigazioni e sottoscrivono un atto di incarico per indagare sul fatto.

Ottenuti dall’azienda i dati anagrafici del soggetto, il nostro ufficio operativo si muove con un’attività preliminare di intelligence OSINT, grazie alla quale emergono elementi interessanti. I nostri analisti scoprono infatti che il dipendente indagato, che vive in un paese della Versilia, è conosciuto in zona come un noto DJ e si esibisce in diversi locali del litorale. L’artista, inoltre, collabora con una casa discografica e ha da poco pubblicato il suo primo disco. Proprio nel periodo del permesso per malattia il nostro indagato ha in programma diversi spettacoli per promuovere il suo pezzo, le cui date sono candidamente pubblicizzate sui social network. || Read more

Categorie Giurisprudenza

18-statali-fannulloni

I programmi informatici che consentono il monitoraggio della posta elettronica e degli accessi ad Internet dei dipendenti sono necessariamente apparecchiature di controllo da assoggettare alle doncisioni di cui all’articolo 4 dello statuto dei lavoratori. Lo ha affermato la Cassazione, confermando una sentenza di secondo grado.

Nel caso di specie, risalente a fatti verificatisi nel 2008, una lavoratrice era stata licenziata a causa dell’utilizzo di Internet non giusitficato da esigenze d’ufficio, rilevato da un programma di controllo informatico denominato “Super Scout”. Tribunale e Corte d’Appello avevalìno giudicato illegittimo il licenziamento in quanto i fatti contestati (accesso ad Internet) erano stati rilevati e registrati dal suddetto programma in violazione dell’ Art. 4 comma 2 dello Statuto dei lavoratori, con conseguente inutilizzabilità dei dati acquisiti, ritenendo in ogni caso violate le regole di proporzionalità e gradualità delle sanzioni disciplinari. || Read more

Categorie Attrezzature ed equipaggiamento, investigazioni, Tecniche investigative

bonifica ambientale

Bonifiche ambientali

Nell’immaginario collettivo le microspie elettroniche, ovvero  le cosiddette “cimici” sono prerogativa del mondo dello spionaggio internazionale o delle fiction televisive. La nostra fantasia è infatti stimolata da numerosi film e serie televisive in cui i “cattivi” sono in grado di seguire in tempo reale gli spostamenti e le conversazioni di un soggetto grazie a dispositivi altamente tecnologici e miniaturizzati occultati in casa, in ufficio, in automobile o addirittura cucita nei vestiti!

Pochi sanno, pero, che al giorno d’oggi la realtà supera di gran lunga la fantasia. Non solo questi dispositivi elettronici esistono, ma negli ultimi anni sono diventati disponibili anche al grande pubblico che, a prezzi relativamente economici, può procurarsi su Internet quasi qualsiasi tipo di microspia per poi utilizzarla per i più subdoli scopi.

Intercettare e spiare non è più appannaggio esclusivo dei servizi segreti, delle Forze dell’Ordine o di qualche potente multinazionale. Grazie ad Internet qualsiasi malintenzionato può procurarsi gli strumenti necessari per invadere la privacy e la sicurezza altrui.

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Categorie Giurisprudenza

Tarocco-Made-in-Italy-in-China

Quando la contraffazione è reato: in tema di commercio di prodotti aventi marchi o segni distintivi contraffatti o alterati (art. 474 cod. pen.), il reato è configurabile qualora la falsificazione, anche imperfetta e parziale, sia idonea a trarre in inganno i terzi, ingenerando confusione tra contrassegno e prodotto originali e quelli non autentici e quindi errore circa l’origine e la provenienza del prodotto. La contraffazione grossolana non punibile è soltanto quella che è riconoscibile “ictu oculi”, senza necessità di particolari indagini, e che si concreta in un’imitazione così ostentata e macroscopica per il grado di incompiutezza da non poter ingannare nessuno.

Fonte:  www.altalex.com

Categorie Giurisprudenza

Corte di Cassazione Civile, sezione prima, sentenza n. 129 dell’8 Gennaio 2014. Niente assegno di mantenimento: la funzione dell’assegno divorzile posto a carico del soggetto “forte” dell’ex rapporto matrimoniale è quella di garantire all’altro, parte debole, il mantenimento del tenore di vita assunto in costanza di matrimonio. Laddove l’ex coniuge creditore possa, con le sue sole forze, provvedere a mantenerlo tale senza interventi di natura esterna, allora la controparte è esonerata dalla corresponsione della somma periodica o, nel caso questa sia iniziata, può legittimamente interromperla. E’ quanto ha statuito la Suprema Corte nella sentenza in oggetto.

Nel caso di specie l’ex coniuge ha stipulato contratto di leasing per l’utilizzo di un’autovettura di lusso: tale comportamento, secondo l’apprezzamento del giudice del merito – congruamente motivato nella propria decisione – è forte indicatore dell’adeguatezza dei mezzi economici della ricorrente, la quale non sarebbe dunque legittimata a richiedere l’assegno di mantenimento. A tale comportamento si aggiungeva la circostanza che l’ex moglie, potenziale beneficiaria dell’assegno divorzile, aveva iniziato una convivenza more uxorio con un nuovo compagno, il quale era assolutamente in grado di assicurarle un tenore di vita adeguato.

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badge aziendale

Far timbrare il cartellino dai colleghi di lavoro facendo così risultare la propria presenza mentre si è altrove costituisce reato. La Quinta Sezione Penale ha confermato la condanna inflitta ad un dipendente pubblico per i reati di truffa, falso ed abuso d’ufficio per avere fatto timbrare da altri il proprio cartellino elettronico, mentre era assente, e ottenendo così la liquidazione di competenze economiche non dovute.

Secondo la Suprema Corte, infatti, il dipendente pubblico, a prescindere dalle mansioni svolte, nel momento in cui opera una certificazione è pubblico ufficiale e, per quanto riguarda il cartellino rivelatore delle presenze, “è indubbio che quest’ultimo contenga una attestazione in punto effettuazione e durata della prestazione lavorativa, attestazione idonea a produrre effetti giuridici non solo per quanto riguarda la retribuzione, ma anche il controllo dell’attività e regolarità dell’ufficio”. Pertanto, la falsa attestazione di presenza costituisce anche una vera e propria truffa.

Far timbrare il proprio badge ad un altro collega, oltre a costituire reato, fa venire meno il rapporto fiduciario che lega il lavoratore all’azienda, rendendo quindi legittimo il licenziamento per giusta causa e senza preavviso. L’Art 2119 del Codice Civile prevede infatti che “Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto.

fonti:
www.altalex.com
www.repubblica.it/job

Categorie Giurisprudenza

E’ illecita la prova dell’adulterio “acquisita” in questo modo.
Con sentenza n. 35681/2014, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Giudice di Pace di Senorbì del 10/05/2013 che condannava C. per aver diffamato la moglie infedele.
Il ricorso proposto alla Suprema Corte faceva leva sulla presunta mancata considerazione da parte del G. d. P. dello stato d’ira dell’imputato – il quale aveva appena scoperto il tradimento della moglie per mezzo di un dispositivo di registrazione da lui stesso installato nella cucina dell’abitazione coniugale. Ma gli Ermellini hanno rigettato il ricorso sulla base dei principi – già espressi in passato – della “inutilizzabilità delle prove acquisite in violazione di divieti di legge” (art. 191 codice procedura penale) e, soprattutto, dell’inviolabilità del diritto alla riservatezza del coniuge o familiare convivente (cfr. sentenza n. 12698/2003).
Pertanto, non solo C. non può trovare nella prova del tradimento subito – e nel conseguente stato d’ira – una scriminante al reato di diffamazione perpetrato in danno della moglie, ma la sua condotta di “acquisizione della prova” lo renderebbe addirittura querelabile per il reato di interferenze illecite nella vita privata di cui all’art. 615-bis c.p.

Categorie Senza categoria

La natura illecita dell’abuso del diritto a fruire dei permessi per l’assistenza dei congiunti, di cui all’art. 33, L. 104/1992, e il ragionevole sospetto che il lavoratore ne abbia abusato, legittimano il ricorso al controllo occulto c.d. “difensivo” ad opera del datore di lavoro. L’uso improprio del permesso per l’assistenza dei congiunti giustifica il licenziamento per giusta causa in quanto compromette irrimediabilmente il vincolo fiduciario indispensabile per la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Un datore di lavoro si avvale di un’agenzia investigativa per “pedinare” un proprio dipendente, sospettato di utilizzare i permessi ottenuti per l’assistenza ai congiunti ai sensi dell’art 33 della L. 104/1992 al fine di recarsi in vacanza. Scoperto l’illegittimo uso del permesso, il datore licenzia il dipendente per giusta causa.

La decisione è confermata dalla Corte di Cassazione (sentenza del 8 gennaio 2014, depositata in data 4 marzo 2014, n. 4984), la quale ribadisce la legittimità del controllo esercitato dal datore di lavoro attraverso l’impiego dell’agenzia investigativa e l’utilizzabilità delle relative prove. Il giudice di legittimità, ritenendo la natura illecita dell’abuso del diritto a beneficiare dei permessi per l’assistenza dei congiunti, esclude che il controllo esercitato dal datore di lavoro possa, nel caso di specie, considerarsi teso ad accertare l’adempimento della prestazione lavorativa, in quanto effettuato al di fuori dell’orario di lavoro e in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa.

L’utilizzo da parte del dipendente di permessi con finalità assistenziale per scopi diversi, secondo la Suprema Corte costituisce poi comportamento idoneo a ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario, con conseguente legittimità del licenziamento per giusta causa, condividendo sul punto la decisione del Giudice d’Appello, adeguatamente motivata anche in relazione ai generali principi della “coscienza generale”. Su quest’ultimo punto, la Corte ha cura di ricordare come l’art. 2119 sia una norma c.d. elastica, tale per cui la giusta causa rappresenta un “modello generico”, capace di adeguarsi a una realtà mutevole nel tempo e che necessita quindi di essere specificato in sede interpretativa.

Categorie Giurisprudenza, Novità

toro investigazioni videoripresa luogo lavoro

Con la sentenza n. 30177/2013 la Corte di Cassazione ha preso posizione sulla natura giuridica e sull’utilizzabilità processuale delle videoregistrazioni effettuate sul luogo di lavoro, optando per la qualificazione in termini di prova atipica ex art. 266 c.p.p. –  e non di intercettazione –, in quanto tale acquisibile al processo, laddove poste in essere per specifiche esigenze di tutela dell’azienda rispetto a determinati illeciti, prescindendo dalla previa autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria.