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spyphone

Il telefono cellulare è diventato, di questi tempi, uno strumento fondamentale della nostra esistenza e ci accompagna ovunque noi siamo. Ci permette di comunicare, socializzare, esprimere opinioni e mostrarci al mondo. Ci accompagna in ufficio, in auto, in viaggio, in bagno. Lo teniamo in tasca o in borsa; troppo spesso in mano. Per alcuni di noi guardare il cellulare è diventato un gesto istintivo per gestire le situazioni imbarazzanti, come negli Anni ’80 era accendersi una sigaretta o guardare l’orologio. Per altri è diventato una specie di prolungamento del proprio braccio. Un vizio. Un po’ come la coperta di Linus.

Lo smart-phone fa un sacco di cose molto interessanti. E’ telefono, ma anche schermo tv, blocco appunti, navigatore, torcia, telecomando, piattaforma social. Tra non molto, probabilmente, ci farà anche il caffè. Questo strumento super tecnologico ha cambiato il nostro modo di vivere, le nostre dinamiche sociali. Basti pensare a quante coppie litigano a causa dell’ormai famigerata sindrome della “doppia spunta blu” (sapete di cosa parlo, vero?). Lo smart-phone, oggi, può essere considerato alla stregua di una “scatola nera” che immagazzina continuamente una miriade di informazioni sulla nostra vita. Informazioni che, per qualcuno, potrebbero essere preziose. E se qualcuno fosse in grado di aprire questa scatola a suo piacimento per guardarci dentro? || Read more

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privacy

Lo scorso 29 settembre si è svolto a Roma Cyber Tech Europe 2016, un summit internazionale dedicato alle tecnologie cibernetiche. Durante l’incontro è intervenuto, tra gli altri, anche Alessandro Pansa, il direttore generale del DIS, ovvero il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (l’organo di vigilanza sui Servizi Segreti, dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri). Parlando di nuove minacce informatiche, Pansa ha delineato un quadro di previsione piuttosto allarmante per il prossimo futuro.

La minaccia

Se da una parte la rivoluzione digitale sta creando innumerevoli opportunità (si pensi ad esempio al concetto, relativamente nuovo, di Internet delle Cose), d’altro canto l’incremento dei dispositivi connessi ad Internet, la loro interoperabilità e interdipendenza, hanno aumentato considerevolmente la superficie d’attacco possibile da parte di malintenzionati. Pansa ha sottolineato l’importanza di un Piano Nazionale di Cybersecurity, in fase di sviluppo, che tutelerà le infrastrutture strategiche nazionali (tra le quali le grandi aziende del paese). Le PMI, che costituiscono il 98% della totalità delle aziende del Paese, dovranno invece fare i conti in modo autonomo con queste nuove minacce. || Read more

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Giovanna lavora come segretaria amministrativa presso una grossa azienda dell’hinterland milanese. Un lunedì mattina Giovanna non si presenta in ufficio e poco dopo la sua dirigente riceve una telefonata in cui Giovanna annuncia di essere indisposta. Il giorno stesso l’azienda riceve la notifica da parte dell’INPS. Fin qui sembrerebbe tutto normale, ma la dirigente – memore di alcuni comportamenti analoghi in passato – ha il sospetto che Giovanna non sia realmente malata. Autorizzata dalla direzione aziendale, la dirigente invia a Giovanna una visita fiscale, ma quando il medico si presenta al domicilio di Giovanna, lei non è in casa.

Scatta un provvedimento disciplinare, che Giovanna contesta in quanto – a suo dire – quando il medico fiscale si era presentato a casa, lei era fuori per un controllo medico urgente, dettato dall’aggravarsi del suo stato di salute. Peccato però che la direzione aziendale, lungimirante, si era rivolta agli investigatori privati, i quali avevano documentato che la dipendente a quell’ora non si trovava presso alcun medico. Anzi, nel momento in cui il dottore suonava il campanello, lei era all’interno di un centro estetico, intenta in una seduta di manicure. || Read more

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privacy

Un istituto investigativo deve, per sua natura, tenere in grande considerazione le norme che regolano la Privacy e il trattamento dei dati personali. La vecchia normativa risale al 1995 ed è ormai resa obsoleta dall’avvento di Internet e dai conseguenti sviluppi tecnologici. Ora è in arrivo una ventata di cambiamento con una nuova regolamentazione europea che standardizzerà i processi di trattamento dei dati personali per tutti i cittadini comunitari.

Il 25 maggio 2016 l’Unione Europea ha varato il nuovo Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali.  Le nuove direttive sono entrate in vigore il 25 maggio 2016 ed entro il 2018 tutti i Paesi europei dovranno conformarvisi. Il nuovo regolamento sarà direttamente esecutivo, senza la necessità di varare leggi di recepimento nazionale. La normativa si applica a tutti coloro che trattano dati riguardanti cittadini europei, indipendentemente dal fatto che chi tratta i dati abbia sede in Europa o fuori dal territorio europeo. Vediamo ora di sintetizzare, in 10 punti, quali saranno i principali cambiamenti con l’introduzione della nuova norma: || Read more

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DJ

Stefano, dipendente di una nota compagnia di assicurazioni, si assenta dal lavoro per un lungo periodo esibendo un certificato per malattia. Al responsabile HR dell’azienda, però, giungono voci sul fatto che il dipendente in questione goda invece di ottima salute e sfrutti l’assenza per malattia svolgendo attività lavorativa di altra natura. Per questo i vertici aziendali contattano Toro Investigazioni e sottoscrivono un atto di incarico per indagare sul fatto.

Ottenuti dall’azienda i dati anagrafici del soggetto, il nostro ufficio operativo si muove con un’attività preliminare di intelligence OSINT, grazie alla quale emergono elementi interessanti. I nostri analisti scoprono infatti che il dipendente indagato, che vive in un paese della Versilia, è conosciuto in zona come un noto DJ e si esibisce in diversi locali del litorale. L’artista, inoltre, collabora con una casa discografica e ha da poco pubblicato il suo primo disco. Proprio nel periodo del permesso per malattia il nostro indagato ha in programma diversi spettacoli per promuovere il suo pezzo, le cui date sono candidamente pubblicizzate sui social network. || Read more

Categorie Giurisprudenza

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I programmi informatici che consentono il monitoraggio della posta elettronica e degli accessi ad Internet dei dipendenti sono necessariamente apparecchiature di controllo da assoggettare alle doncisioni di cui all’articolo 4 dello statuto dei lavoratori. Lo ha affermato la Cassazione, confermando una sentenza di secondo grado.

Nel caso di specie, risalente a fatti verificatisi nel 2008, una lavoratrice era stata licenziata a causa dell’utilizzo di Internet non giusitficato da esigenze d’ufficio, rilevato da un programma di controllo informatico denominato “Super Scout”. Tribunale e Corte d’Appello avevalìno giudicato illegittimo il licenziamento in quanto i fatti contestati (accesso ad Internet) erano stati rilevati e registrati dal suddetto programma in violazione dell’ Art. 4 comma 2 dello Statuto dei lavoratori, con conseguente inutilizzabilità dei dati acquisiti, ritenendo in ogni caso violate le regole di proporzionalità e gradualità delle sanzioni disciplinari. || Read more

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Bonifiche ambientali

Nell’immaginario collettivo le microspie elettroniche, ovvero  le cosiddette “cimici” sono prerogativa del mondo dello spionaggio internazionale o delle fiction televisive. La nostra fantasia è infatti stimolata da numerosi film e serie televisive in cui i “cattivi” sono in grado di seguire in tempo reale gli spostamenti e le conversazioni di un soggetto grazie a dispositivi altamente tecnologici e miniaturizzati occultati in casa, in ufficio, in automobile o addirittura cucita nei vestiti!

Pochi sanno, pero, che al giorno d’oggi la realtà supera di gran lunga la fantasia. Non solo questi dispositivi elettronici esistono, ma negli ultimi anni sono diventati disponibili anche al grande pubblico che, a prezzi relativamente economici, può procurarsi su Internet quasi qualsiasi tipo di microspia per poi utilizzarla per i più subdoli scopi.

Intercettare e spiare non è più appannaggio esclusivo dei servizi segreti, delle Forze dell’Ordine o di qualche potente multinazionale. Grazie ad Internet qualsiasi malintenzionato può procurarsi gli strumenti necessari per invadere la privacy e la sicurezza altrui.

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Tarocco-Made-in-Italy-in-China

Quando la contraffazione è reato: in tema di commercio di prodotti aventi marchi o segni distintivi contraffatti o alterati (art. 474 cod. pen.), il reato è configurabile qualora la falsificazione, anche imperfetta e parziale, sia idonea a trarre in inganno i terzi, ingenerando confusione tra contrassegno e prodotto originali e quelli non autentici e quindi errore circa l’origine e la provenienza del prodotto. La contraffazione grossolana non punibile è soltanto quella che è riconoscibile “ictu oculi”, senza necessità di particolari indagini, e che si concreta in un’imitazione così ostentata e macroscopica per il grado di incompiutezza da non poter ingannare nessuno.

Fonte:  www.altalex.com

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Corte di Cassazione Civile, sezione prima, sentenza n. 129 dell’8 Gennaio 2014. Niente assegno di mantenimento: la funzione dell’assegno divorzile posto a carico del soggetto “forte” dell’ex rapporto matrimoniale è quella di garantire all’altro, parte debole, il mantenimento del tenore di vita assunto in costanza di matrimonio. Laddove l’ex coniuge creditore possa, con le sue sole forze, provvedere a mantenerlo tale senza interventi di natura esterna, allora la controparte è esonerata dalla corresponsione della somma periodica o, nel caso questa sia iniziata, può legittimamente interromperla. E’ quanto ha statuito la Suprema Corte nella sentenza in oggetto.

Nel caso di specie l’ex coniuge ha stipulato contratto di leasing per l’utilizzo di un’autovettura di lusso: tale comportamento, secondo l’apprezzamento del giudice del merito – congruamente motivato nella propria decisione – è forte indicatore dell’adeguatezza dei mezzi economici della ricorrente, la quale non sarebbe dunque legittimata a richiedere l’assegno di mantenimento. A tale comportamento si aggiungeva la circostanza che l’ex moglie, potenziale beneficiaria dell’assegno divorzile, aveva iniziato una convivenza more uxorio con un nuovo compagno, il quale era assolutamente in grado di assicurarle un tenore di vita adeguato.

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badge aziendale

Far timbrare il cartellino dai colleghi di lavoro facendo così risultare la propria presenza mentre si è altrove costituisce reato. La Quinta Sezione Penale ha confermato la condanna inflitta ad un dipendente pubblico per i reati di truffa, falso ed abuso d’ufficio per avere fatto timbrare da altri il proprio cartellino elettronico, mentre era assente, e ottenendo così la liquidazione di competenze economiche non dovute.

Secondo la Suprema Corte, infatti, il dipendente pubblico, a prescindere dalle mansioni svolte, nel momento in cui opera una certificazione è pubblico ufficiale e, per quanto riguarda il cartellino rivelatore delle presenze, “è indubbio che quest’ultimo contenga una attestazione in punto effettuazione e durata della prestazione lavorativa, attestazione idonea a produrre effetti giuridici non solo per quanto riguarda la retribuzione, ma anche il controllo dell’attività e regolarità dell’ufficio”. Pertanto, la falsa attestazione di presenza costituisce anche una vera e propria truffa.

Far timbrare il proprio badge ad un altro collega, oltre a costituire reato, fa venire meno il rapporto fiduciario che lega il lavoratore all’azienda, rendendo quindi legittimo il licenziamento per giusta causa e senza preavviso. L’Art 2119 del Codice Civile prevede infatti che “Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto.

fonti:
www.altalex.com
www.repubblica.it/job